{"id":19,"date":"2012-04-05T00:44:52","date_gmt":"2012-04-04T22:44:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatrionfi.it\/?page_id=19"},"modified":"2025-03-19T18:51:22","modified_gmt":"2025-03-19T17:51:22","slug":"chi-sono","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariatrionfi.it\/?page_id=19","title":{"rendered":"Chi sono"},"content":{"rendered":"<p><strong>Curriculum vitae Maria Trionfi<\/strong><\/p>\n<p>Sono nata a Roma nel 1934. Ho un ricordo vago delle varie sedi, o meglio, degli alloggi di servizio in cui abbiamo vissuto seguendo mio padre, allora Colonnello: Napoli, in Piazza del Plebiscito; Viterbo, in Via Col Moschin; e infine Roma, al Collegio Militare, presso Palazzo Salviati in Via della Lungara. Quest\u2019ultima fu la nostra ultima casa insieme: da l\u00ec mio padre, ormai promosso Generale, part\u00ec per la Grecia, da dove non fece pi\u00f9 ritorno.<\/p>\n<p>Ricordo bene le scuole che ho frequentato: le Suore del Preziosissimo Sangue in Via Nomentana, le Suore Dorotee al Gianicolo, le suore tedesche dell\u2019Istituto Paolina di Mallinckrodt in Via XXI Aprile, e infine tutte le medie e il liceo classico all\u2019Istituto Marymount di Via Nomentana, da cui mi sono diplomata nel 1952.<\/p>\n<p>Nel 1945, alcuni mesi dopo la fine della guerra, avemmo la tragica conferma del destino di mio padre. Catturato l\u20198 settembre 1943 in Grecia, dove comandava la base di Navarino (Pylos, Peloponneso), rifiut\u00f2 di aderire alla Repubblica di Sal\u00f2 e ancor meno di entrare nella Wehrmacht. Dopo quasi due anni di prigionia nel Lager 64\/Z di Schokken, fu barbaramente trucidato il 28 gennaio 1945 durante una marcia di trasferimento verso Shelkow (oggi Kusnica Zelichowo), insieme ad altri generali italiani: Carlo Spatocco, Emanuele Balbo Bertone di Breme, Alessandro Vaccaneo, Giuseppe Andreoli e Ugo Ferrero. I polacchi del luogo seppellirono con cura i loro corpi, e, a guerra finita, un gruppo di generali sopravvissuti all\u2019eccidio torn\u00f2 sul posto per dare loro degna sepoltura nel cimitero locale e raccogliere ci\u00f2 che poteva essere restituito alle famiglie.<\/p>\n<p>Nel 1953 mi iscrissi alla Facolt\u00e0 di Lettere, ma non terminai gli studi perch\u00e9, nel novembre 1958, mi sposai nella Chiesa di Santa Costanza sulla Via Nomentana con Pier Luigi Sernesi, figlio di Salvino Sernesi, Direttore Generale dell\u2019I.R.I.<\/p>\n<p>Nel 1955 entrai al Ministero degli Affari Esteri senza concorso, come orfana di guerra, grazie all\u2019aiuto di un medico che aveva conosciuto mio padre. Tuttavia, nel 1961 diedi le dimissioni: aspettavo il mio primo figlio, Pier Giorgio, e soprattutto mio marito, funzionario della Banca Nazionale del Lavoro, era stato trasferito a Firenze. Nel 1964, alla morte di mio suocero Salvino Sernesi, nacque mia figlia Raffaella e ci trasferimmo nuovamente a Roma, dove nel 1968 nacque la mia terza figlia, Marzia.<\/p>\n<p>Nel 1972, con l\u2019aiuto economico di mia madre, mi recai in Polonia. Grazie all\u2019intervento di un direttore di banca, conoscente di mio marito, riuscii a visitare l\u2019ex Lager 64\/Z di Schokken (oggi Skoki) e, molto pi\u00f9 a nord, il luogo dell\u2019eccidio (Kusnica Zelichowa). Qui incontrai un testimone oculare polacco, Jan Witka, che mi rivel\u00f2 il nome dell\u2019assassino dei cinque generali: Otto Hois (o forse Heuss, nella grafia tedesca).<\/p>\n<p>Nel 1973 inizi\u00f2 la mia corrispondenza con Simon Wiesenthal, che dur\u00f2 diversi anni e port\u00f2 all\u2019apertura di un procedimento giudiziario contro Otto Hois. Per le spese processuali ricevetti anche il sostegno dell\u2019Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager nazisti (A.N.E.I.). Tuttavia, nel 1982 il processo si concluse senza alcun risultato.<\/p>\n<p>Nel 1974 mi iscrissi alla Facolt\u00e0 di Psicologia dell\u2019Universit\u00e0 di Roma, laureandomi nel 1979. Nello stesso anno riuscii a rientrare al Ministero degli Affari Esteri.<\/p>\n<p>Il mio matrimonio inizi\u00f2 a incrinarsi e, nell\u2019ottobre 1983, mi trasferii a casa di mia madre.<\/p>\n<p>Dopo la separazione, venni destinata all\u2019estero:<\/p>\n<p>Ambasciata d\u2019Italia a Nicosia (Cipro) dal 1984 al 1990<br \/>\nAmbasciata d\u2019Italia ad Addis Abeba dal 1990 al 1993<br \/>\nConsolato Generale d\u2019Italia a Edimburgo dal 1993<br \/>\nMinistero degli Affari Esteri 1993 \u2013 1995<br \/>\nAmbasciata d\u2019Italia a Belgrado 1996 &#8211; 2001<\/p>\n<p>Nel 1992 divorziammo ufficialmente e nel 1995 fui trasferita nuovamente al Ministero degli Affari Esteri. Vi rimasi solo un anno, perch\u00e9 nel 1996 partii per Belgrado, dove lavorai fino alla pensione, nel 2001, anno in cui tornai definitivamente a Roma.<\/p>\n<p>Sempre nel 2001 sposai Boris Blagojevic, serbo, conosciuto a Belgrado. Da allora mi sono dedicata al volontariato presso l\u2019A.N.E.I. che nel 2004 ha pubblicato un libro su mio padre, presentato a Palazzo Salviati il 28 gennaio di quell\u2019anno.<\/p>\n<p>Dal 2007 ho iniziato a collaborare con l\u2019A.N.E.I., e ancora oggi, seppur saltuariamente, continuo a lavorarvi. Sempre l\u2019A.N.E.I. nel 2004 ha pubblicato un libro dove ho raccolto il diario di mio padre dalla Grecia e le sue lettere dal Lager. Il titolo \u00e8: Il Generale Alberto Trionfi \u2013 scritti e memorie dalla Grecia al Lager. Un delitto delle SS.<\/p>\n<p>Ho curato la trascrizione del diario della signora Fedora Brenta Brcic, moglie dell&#8217;Ammiraglio Emilio Brenta. La signora, rimasta a Roma, scrive nel diario redatto giornalmente la sua &#8220;guerra&#8221; in una Roma devastata dai bombardamenti.<br \/>\nDa questa trascrizione \u00e8 stato pubblicato un libro da me curato, intitolato &#8220;Il diario dell&#8217;attesa&#8221; &#8211; storia di una famiglia 1943 &#8211; 1945. Edizioni Bibliotheke.<br \/>\nNella seconda parte del libro, c&#8217;\u00e8 la relazione dell&#8217;ammiraglio circa la sua attivit\u00e0 svolta dopo l&#8217;8 settembre 1943. Attivit\u00e0 che gli caus\u00f2 la deportazione a Schokken&#8221;.<\/p>\n<p>Nel 2011 ho consegnato alla Procura Militare di Roma copia di tutta la documentazione processuale, comprese le lettere con Wiesenthal e i documenti dei tribunali e dell\u2019avvocato. Tuttavia, ad oggi, non ho ancora ricevuto alcun riscontro. Per\u00f2, ne \u00e8 stato fatto un libro (autrice: dott.ssa Elena Albertini) dal titolo \u201cUn crimine di guerra mai risolto\u201d edizioni Chillemi e alla presentazione dello stesso a Palazzo Salviati con la presenza del Procuratore Militare Marco De Paolis, il Procuratore stesso disse che avrebbero dovuto ringraziarmi per tutto il lavoro che avevo svolto per la ricerca dell\u2019assassino. E questo \u00e8 stato per me un grande riconoscimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Curriculum vitae Maria Trionfi Sono nata a Roma nel 1934. 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